PRINCIPI ATTIVI tipologie ed efficacia

Molte volte ci siamo trovati nella necessità di assumere degli integratori, dovendo scegliere tra compresse, capsule, polvere o altre tipologie quali tintura madre, macerato glicerico, gemmoderivato o ancora, nella forma più casalinga, le cosiddette tisane o decotti. Che cosa contraddistingue queste diverse tipologie di preparati e quali sono, se esistono, le differenze a livello di efficacia dal punto di vista fisiologico?


Per quel che concerne le preparazioni formulate come compresse e/o capsule queste vengono preparate utilizzando l’estratto secco, (in etichetta, indicato generalmente come e.s.) che viene definito anche per la cosiddetta titolazione, ovvero la percentuale (normalmente) di principio attivo del fitoterapico utilizzato. Facciamo un esempio: consideriamo la Carica papaya come estratto secco che contiene il 14% in papaina, che risulta essere il principio attivo che esplica l’azione fisiologica. Sull’etichetta troverete quindi: Carica papaya e.s. 14% papaina. Da queste indicazioni possiamo quindi considerare che l’effetto “clinico” sarà indotto dal 14% del principio attivo. Risulta evidente che, in linea generale, maggiore è la percentuale di principio attivo presente per quel determinato fitoterapico (pianta) potenzialmente maggiore sarà la sua efficacia. Molte volte troverete anche l’indicazione della parte della pianta utilizzata: foglie, frutti, semi, corteccia, radice e altra parte - aerea o non - della pianta.

Quanto detto sopra vale per tutti i preparati cosiddetti “secchi” ma sappiamo bene che esistono anche le preparazioni “liquide”, che in linea generale possono essere suddivise in macerato glicerico o tintura madre. La differenza tra macerato glicerico e tintura madre risiede nel fatto che nel macerato glicerico viene utilizzata la parte embrionale delle piante fresche (gemme, boccioli, giovani getti), da cui il nome “gemmoderivati”, mentre nella tintura madre si usano parti già mature della pianta (foglie, fiori, radici, cortecce, ecc.).


La procedura di preparazione per i “liquidi” normalmente passa per la dissoluzione del principio attivo utilizzando la macerazione. Per la preparazione del macerato viene utilizzato un diverso tipo di solvente: per le tinture madri viene impiegata una miscela di alcool e acqua, mentre per i gemmoderivati viene utilizzata una miscela di alcool e glicerina e viene effettuata una successiva diluizione con una miscela di acqua, alcool e glicerina. Probabilmente siamo più abituati a sentir parlare di tintura madre rispetto a gemmoderivato, per cui è utile una piccola precisazione sulla preparazione. Le gemme fresche, appena raccolte, vengono messe in una soluzione composta da parti uguali di acqua, alcol e glicerina. Il preparato viene lasciato in macerazione per almeno 40 giorni, poi viene pressato, filtrato e infine diluito in un rapporto 1:10 con altra soluzione di acqua, alcool e glicerina. Infatti, per i gemmoderivati troverete sulla confezione la percentuale del principio attivo che normalmente varia tra il 7% ed il 10%. La tintura madre è così definita solo quando esiste un rapporto di 1:10 tra la quantità di droga fresca e la quantità di solvente. Si definisce “madre” perché, oltre ad essere essa stessa una preparazione, si può utilizzare - stando molto attenti alle dosi - anche come base per ottenere formulazioni “figlie".


Infine abbiamo le cosiddette preparazioni “casalinghe” quali tisane o decotti. Precisiamo subito che tisana e infuso sono la stessa cosa. Si parla di decotto riferendosi a quella preparazione ottenuta tramite il processo di decozione. In sostanza, il termine decot- to non distingue tanto il contenuto o le materie prime utilizzate, quanto la tecnica di preparazione. Questa metodologia, a differenza della tisana che prevede l’utilizzo di parti delicate della pianta (foglie, fiori) con un tempo di macerazione in acqua bollente di pochi minuti e a fiamma spenta, prevede di immergere le erbe e i rimedi erboristici in acqua e far bollire il tutto per 15-20 minuti, avendo cura di coprire il tutto. È un metodo utilizzato per estrarre i principi attivi o gli aromi dalle parti di piante officinali o alimenti che risultano essere più duri: alcuni esempi sono radici, semi, cortecce, rami e bacche. Detto questo, rimane il fatto che indipendentemente dalla preparazione l’effetto fisiologico è mediato/in- dotto dalla titolazione/percentuale del principio attivo della pianta che andiamo ad utilizzare, ed è assolutamente rilevante anche la combinazione dei fitoterapici che utilizziamo per lo scopo che ci siamo prefissati di ottenere come riequilibrio a livello fisiologico in base all’effetto fito-farmacologico del principio attivo: antiossidante, antinfiammatorio, drenante, depurativo, energizzante, ipoglicemizzante, ipotensivo o altro. Dal prossimo appuntamento, inizieremo così a introdurre e conoscere proprio alcune delle categorie di piante che vengono utilizzate per gli scopi sopra indicati.


Versione integrale dell'articolo pubblicato dalla rivista Mabella




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